Benvenuto nel sito di Don Renzo Lavatori                                                                                                        

 

Attualizzazioni

19 / 49

 

Gli angeli nel Natale di Gesù


I vangeli ci fanno vedere come gli angeli siano presenti e agenti in ogni momento più significativo della vita e dell'opera di Gesù: dal suo concepimento e dalla nascita alla vita pubblica, fino alla sua passione, morte e risurrezione. Noi ci soffermiamo sulla narrazione dei vangeli circa il concepimento e la nascita di Gesù, in preparazione al Natale ormai vicino in questo tempo di Avvento.
Gli angeli sono molto attivi nell'evento del Natale, sia nel preparare l'incarnazione del Figlio di Dio sia al momento della nascita di Gesù. Sappiamo che essi sono gli esseri fedeli ai divini voleri, i servitori del disegno salvifico, il quale, iniziato con l'AT, si è protratto e raggiunge il suo compimento con la venuta di Cristo.
Se sono solerti durante il periodo preparatorio dell'antica alleanza, tanto più si rendono vivi e agenti nel fatto centrale dell'economia salvifica, con l'incarnazione del Verbo di Dio: il Verbo si è fatto carne, Dio è diventato uomo. Proprio in questa pienezza di grazia gli angeli intervengono in corrispondenza della loro totale disponibilità nei confronti della volontà suprema di Dio. Sono essi dunque che partecipano attivamente a questo momento di capitale importanza per la redenzione degli uomini.
Gli angeli assumono, com'è loro costume, la veste di messaggeri che preparano la strada al Bambino che deve nascere, suscitando l'accoglienza nel cuore degli uomini.. La loro funzione è simile a quella di Giovanni il Battista, con la differenza che questi è una creatura umana, il precursore del Messia, mentre loro sono esseri reali ma invisibili, i quali tuttavia operano e s'inseriscono nell'evento della nostra salvezza, di cui si fanno annunciatori. Il protagonista è certamente questo Bambino, lui è il Salvatore, con lui si compiono tutte le antiche attese; essi non si mettono in primo piano, ma con profonda delicatezza e sensibilità si prestano all'attuazione del felice evento, offrono la loro cooperazione e tutta la loro operosità in relazione al Figlio di Dio che deve nascere.

1. L’annunciazione a Maria
Nel vangelo di Luca, l'arcangelo Gabriele porta alla vergine Maria, promessa sposa di Giuseppe, l'annuncio divino che ella deve diventare Madre del Messia. Questa donna, amata da Dio, sua prediletta, viene ora illuminata dalle parole angeliche circa la missione che l'attende. Successivamente l'angelo chiarisce i dubbi della Vergine, che gli chiede: "Com'è possibile tutto questo se io non conosco uomo?", nel senso che non ha intenzione d'avere rapporti matrimoniali per il futuro, né li ha avuti nel passato. Con queste parole Maria manifesta il mistero della sua verginità. Allora l'angelo spiega che ciò che avviene in lei non è opera dell'uomo, come succede normalmente quando nasce una creatura umana, ma è frutto dello Spirito di Dio; si tratta di un evento particolare ed unico, segno della potenza divina. Maria si rende disponibile davanti alle spiegazioni dell'angelo: "Eccomi, sono la serva del Signore", volendo significare che è pronta a compiere la volontà di Dio con tutta la sua generosità, soggiungendo: "Avvenga secondo quello che hai detto".
L'angelo si rivela, in questo episodio, come il fedele trasmettitore della parola di Dio, in conformità al suo supremo volere, al suo progetto di salvezza per gli uomini. In tal senso egli è l'annunciatore o il messaggero, colui che semplicemente traduce alla creatura umana la volontà divina. Trasmette il messaggio di Dio con la propria intelligenza, capace d'illustrare il mistero alla Vergine santa. Per questo diventa anche l'interprete, che aiuta la comprensione della verità di Dio. La sua parola, pur essendo una parola vera e profonda, che comunica la stessa parola di Dio, tuttavia non costringe ma puramente propone, offre e insieme illumina, affinché Maria resti libera e consapevole di rispondere e di accogliere l'evento voluto da Dio, l'incarnazione del Figlio. Pertanto l'angelo è rispettosissimo della libertà dell'uomo, pur intervenendo e pronunciando parole di grande valore. Egli non forza le coscienze, però agevola e collabora per renderle pronte e aperte alla ricezione della grazia e della volontà del Signore. Così agisce nella nostra vita se siamo sensibili e docili ai suoi suggerimenti.

2. Il sogno di S. Giuseppe
In Matteo poi, un angelo del Signore appare in sogno a Giuseppe e fa luce sulla concezione verginale di Maria, la sua promessa sposa, sollecitandolo a prenderla con sé senza timore. In effetti Giuseppe, uomo giusto, era rimasto sorpreso dal fatto che la sua castissima fidanzata, stimata da lui per la sua pietà e purezza, fosse incinta e portasse dentro di sé una maternità, che non si può nascondere. Proprio un angelo lo soccorre per fargli capire l'altissimo mistero che stava compiendosi nel grembo verginale di Maria. Gli dice: "Giuseppe, non temere di prendere con te Maria tua sposa, perché quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo". Poche parole, chiare e precise che fanno luce su questo evento, come già l'angelo aveva chiarito a Maria stessa. Giuseppe, destatosi dal sonno, mostra la sua disponibilità, facendo come gli aveva suggerito l'angelo del Signore. Prese con sé la sua sposa. Similmente in un altro momento, per la persecuzione di Erode, l'angelo gli appare di nuovo in sogno e lo invita a fuggire in Egitto con il Bambino e sua Madre. Così lo libera dallo sterminio della cattiveria umana. Molto spesso anche nei nostri confronti l’angelo ci aiuta a evitare il male.

3. L’apparizione a Zaccaria nel tempio
Nel vangelo di Luca si racconta che un angelo del Signore, nel tempio di Gerusalemme, annuncia la nascita del precursore al padre Zaccaria, mentre svolgeva la funzione sacerdotale. Proprio in questo episodio l'evangelista rivela il nome e l'identità del messaggero, dicendo che è Gabriele, riportando le parole stesse dell'angelo: "Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annunzio" (Lc 1, 19). In questa bellissima espressione è contenuta una vera rivelazione dell'essere angelico e della sua missione. L'angelo si presenta come una persona viva che ha un nome, Gabriele (forza o grazia di Dio), e che sta al cospetto di Dio, cioè in costante contemplazione e adorazione del mistero divino, in atteggiamento di lode, di glorificazione e di servizio verso il suo Signore onnipotente. Contemporaneamente è mandato agli uomini per svolgere presso di loro la missione di cui Dio lo ha incaricato. Viene perciò indicato quale intermediario che sta accanto a Dio ed è pronto sempre ad andare verso gli uomini secondo la volontà divina, affinché tra questi due mondi, il celeste e il terrestre, si stabilisca un vero rapporto di comunione, in modo che l’uomo resti unito a Dio e non si allontani da Lui cadendo nel peccato.

4. L’annuncio gioioso ai pastori
Il medesimo vangelo di Luca riferisce che ancora un angelo annuncia ai pastori il lieto evento della nascita del Messia, com'è detto: "Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce". L'angelo è ricolmo di luce, splendente della gloria e della santità divina. Essi, i pastori, furono presi da grande spavento, ma l'angelo di nuovo spiega il fatto, incoraggia, illumina le loro menti: "Non temete, ecco vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo, oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo Signore" (Lc 2, 13). Con l'angelo messaggero apparve una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio. Il mondo angelico viene coinvolto in questa nobile missione di essere messaggeri della buona notizia, in certo qual modo sono i primi evangelizzatori, che muovono l'animo dei pastori per recarsi a Betlemme e adorare il Bambino Gesù. Anche oggi essi invitano noi tutti a prepararci con fede e animo lieto alla nascita di Gesù.

5.Le apparizioni angeliche: suggestioni o realtà?
In tutti i racconti evangelici sull’infanzia di Gesù, la presenza dell'angelo è sempre in riferimento all'incarnazione di Cristo, sia prima sia dopo la sua attuazione. È questo evento che viene posto in primo piano, non l'azione angelica. Tuttavia ci si chiede perché siano così numerosi gli interventi degli angeli. Per rispondere, occorre riferirsi alla concezione biblica, secondo la quale gli angeli svolgono il ruolo di mediatori tra la sfera divina e il mondo umano, permettendo un rapporto tra queste due dimensioni, che ne preservi la diversità. Ora, al momento in cui si realizza la massima comunicazione tra Dio e l'uomo, al punto che Dio diventa uomo, senza perdere la propria divinità, come avviene nell'incarnazione, il loro ruolo di mediatori si fa insostituibile. Sono essi a ristabilire il contatto con Dio e a comunicare la sua parola proprio per preparare l'avvento del vero e definitivo mediatore, del profeta escatologico, Gesù Cristo.

Ci si chiede anche se le manifestazioni dell'angelo del Signore siano un modo di dire, cioè un genere letterario, per indicare l'azione stessa di Dio verso le creature umane o se siano invece autentiche apparizioni di un personaggio reale, oggettivamente presente al di fuori del soggetto che lo percepisce. In altre parole si vuole sapere se negli episodi dell'infanzia di Gesù, riportati da Matteo e da Luca, l'angelo sia una forma espressiva sensibile dell'intervento divino nel cuore dell'uomo, come fosse un'ispirazione interiore, un moto dell'animo, un fenomeno soggettivo, oppure sia una realtà oggettivamente constatabile, cioè una persona, un essere reale e concreto.

Nei racconti evangelici gli angeli non possono ridursi a pure suggestioni personali, perché gli evangelisti riportano dei fatti, come si vede molto bene quando l'angelo agisce e parla come una persona reale, non come una costruzione fantasiosa. Egli viene, si presenta, opera, spiega, risponde, si mette in colloquio con l'uomo. Questi fenomeni evidenziano la presenza di un soggetto dinamico e vivo; se fosse espressione di un'ispirazione interiore, tutte queste situazioni concrete non si sarebbero effettuate e l'evangelista avrebbe chiaramente indicato un sentimento, un moto dell'animo; invece dicono esplicitamente che gli angeli sono persone che stanno al di fuori di coloro che li ascoltano e si presentano in modo inaspettato, come qualcosa che s'impone per la sua consistenza reale.

Ciò è chiaro nell'episodio dei pastori, i quali stanno tranquilli a custodire il loro gregge, non pensano affatto di poter incontrare l'angelo, di poter essere illuminati e istruiti da lui. Similmente quando l'angelo appare a Zaccaria nel tempio, alla fine del suo colloquio con il sacerdote dona un'autodefinizione, la quale rivela una consapevolezza personale meravigliosa, indice della propria identità e della propria missione: "Io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio e sono stato inviato qui da te per annunciarti questa lieta notizia". Queste parole non possono essere frutto dell'invenzione di Zaccaria o di una sua suggestione. Gli angeli parlano in nome di Dio, manifestano la sua volontà e i suoi progetti, che oltrepassano di gran lunga le aspettative umane. Anche Maria chiede delucidazioni sulla proposta di diventare la madre del Messia, poiché le parole angeliche suonavano per lei molto misteriose e umanamente superiori alle sue aspirazioni. Certo Dio può agire direttamente nell'uomo attraverso illuminazioni e ispirazioni interiori, come ha fatto con i profeti e come fa con tanti mistici o persone sagge guidate dal suo Santo Spirito. Egli tuttavia può servirsi anche degli angeli quali suoi ministri e messaggeri, come ha fatto nell'incarnazione di suo Figlio nel seno purissimo di Maria e nel momento della sua nascita terrena a Betlemme. Questo evento straordinario è preceduto, accompagnato, illuminato dalla presenza meravigliosa degli spiriti celesti che parlano a nome di Dio, trasmettono messaggi di gioia e di salvezza, manifestando di essere veri enti spirituali e personali. Piuttosto essi vanno accolti, ascoltati, seguiti per assecondare il piano amoroso del Padre; spesse volte la loro azione non viene percepita perché gli uomini sono privi di sensibilità e di silenzio interiore. Occorre anche la preghiera a loro rivolta, come risulta dalla tradizione cristiana di Oriente e di Occidente.

6. Conclusione.
La novità essenziale dell'angelologia neotestamentaria consiste nel totale e costante riferimento a Cristo e alla sua opera redentrice. È l'evento di Cristo che viene messo in primo piano, non l'essere e l'azione degli angeli.
Per tale ragione si afferma con forza la supremazia di Cristo, la sua signoria e superiorità nei confronti degli angeli, come nell'AT veniva sottolineato il rapporto di subordinazione degli spiriti celesti a Dio. Gesù è al di sopra di loro in tutto, ma ciò non annulla la presenza e gli interventi degli angeli, al contrario, la loro mediazione viene giustificata e illuminata se compresa e inserita internamente nell'evento redentore di Cristo.
Tutto il pensiero del NT esclude qualsiasi uguaglianza tra gli angeli e Cristo. Il Messia non è un essere angelico, come "Figlio" ha origine e dignità divine (Mc 13, 32 parr.). Gli angeli sono creature a tutti gli effetti. In particolare la Lettera agli Ebrei vuole mettere in rilievo la differenza sostanziale tra l'uno e gli altri. Per questo si attesta che Cristo, proprio in quanto Figlio di Dio (Eb 1, 2a) fatto uomo, in forza del suo atto redentivo che lo ha portato a sacrificare se stesso nella morte e essere glorificato nella risurrezione (Eb 1, 3b), "è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato" (Eb 1, 4).
Niente di più chiaro e forte per affermare la centralità di Cristo e la sua signoria anche sugli angeli, i quali sono intesi come servitori e ministri del disegno salvifico di Dio. Anzi Gesù il Primogenito incarnato e glorificato deve ricevere l'adorazione degli angeli (Eb 1, 6), poiché egli è il dominatore, re e Dio sopra ogni creatura terrena e celeste (Eb,1, 8s.).
Gli angeli ci aiutano e ci accompagnano per incontrare Gesù, nostro Salvatore e Redentore, riconoscerlo nella fede viva quale vero Dio e vero uomo. Essi ci offrono luce, forza per testimoniarlo con coraggio nel mondo odierno. Assieme a loro, anche noi, come i pastori, camminiamo nello spirito per andare verso Betlemme quando lo festeggeremo nella liturgia natalizia con grande gioia, per vivere un Natale autenticamente cristiano, per essere ricolmati del Suo amore, della Sua grazia, della Sua verità, oggi e sempre

don Renzo Lavatori

 

19 / 49