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Attualizzazioni

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LA NATURA PROPRIA DELLA FEDE

Natura della fede in occasione dell'anno dedicato alla fede


 

Oggi cominciamo con questa domanda “ La Fede, cosa è?”. 

Io comincio a porvi una domanda: la fede è un dono di Dio o un atto dell’uomo?  Molti dicono: è un dono di Dio e siccome io questo dono non ce l’ho, per cui non credo.  Oppure dicono è un atto dell’uomo, ma io non ce la faccio con le mie debole forze a fare un atto di fede, per cui io non credo. 

Sono ragionamenti falsi e sballati, per cui dobbiamo approfondire cosa è veramente la fede! 

Io parto dalla definizione che fa il Concilio Vaticano II nella Dei  Verbum n. 5

 

A Dio che rivela è dovuta « l'obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l'uomo gli si abbandona tutt'intero e liberamente prestandogli « il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà» (a Dio)  e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa.

 

Ecco dunque una definizione molto precisa e se voi avete notato in questo testo la fede non è solo dono di Dio né solo un atto umano.  La fede è l’incontro interpersonale tra questi due soggetti: Dio che si rivela e si comunica all’uomo, e la creatura umana che risponde e si affida a Lui.  La fede c’è quando i due in effetti  si comunicano.  Non basta solo che Dio doni la grazia di manifestarsi e di farsi conoscere, perchè se non c’è nessuno che risponde la comunicazione è incompiuta.  Dall’altra parte la fede è una risposta, a  chi,  se non c’è nessuno che risponde, si comunica.  Perciò la fede è il coinvolgimento contemporaneo di questi due soggetti che desiderano mettersi in contatto, che si attraggono e a volte si respingono, ma questo avviene solo da parte dell’uomo, mai dalla parte di Dio.

 

Noi divideremo queste nostre considerazioni in tre momenti:

 

1.      Che cosa è il contenuto del mio atto di fede, l’oggetto che accolgo quando credo.

2.      La fede è coinvolgente perchè è una dimensione dialogica, interpersonale tra  due soggetti molto diversi, ma che sono intimamente uniti nell’infinito grande immenso essere divino e il piccolo misero essere umano. Nella fede si incontrano, si abbracciano, si stringono insieme, pur restando perfettamente distinti

 3.      Quali sono gli aspetti principali di questo atteggiamento di fede dell’uomo nei confronti di Dio?

 

Primo momento:

 

Abbiamo detto che la  fede è una risposta dell’uomo responsabile, libera, autentica, vera, matura, a Dio che si comunica e si rivela all’uomo e gli fa percepire chi è Lui.  Allora ciò che la fede riconosce e accoglie, da parte dell’uomo, quale oggetto del suo atto di adesione, non sono alcune verità astratte o una formulazione dottrinale di concetti e di parole, ma è una adesione a qualcuno, a una persona, che vive parla e agisce, con la sua infinita potenza e il suo grande amore:  è Dio stesso. 

Dunque non si può parlare in astratto di un oggetto, di un sogno a cui aderisco con la mia fede,  perciò questo Soggetto, che si comunica all’uomo, è l’Oggetto della mia fede.  Allora credere significa conoscere questo essere personale, vivo e amante  dell’uomo e tutto ciò che gli ha fatto e  manifestato, come dice la scrittura. 

E chi è questo soggetto infinito amante dell’uomo? E’ Dio, quale Padre, quale Figlio, quale Spirito Santo.  Tutte e tre le divine persone (che sono un solo Dio)  sono coinvolte nella loro specifica personalità in questa dimensione del donarsi alla creatura umana. 

E’ da qui che la risposta diventa molto interessante, perchè non si tratta di dire solo alcune verità.  Noi facciamo la nostra professione di fede ogni domenica con il “Credo” e lì  sono raccolte le verità fondamentali della nostra fede, perchè in quella professione ognuno pensa: io credo, ma non basta.  Quelle formule, quelle verità, ben precisate, sono espressioni di qualcuno che è manifestato attraverso quelle parole.  Non possiamo fermarci solo al dato dottrinale, anche importante, se non capiamo che quel dato dottrinale è espressione, rivelazione, manifestazione delle tre persone divine, infatti nel credo si dice:

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio,…

Credo nello Spirito ….

Non è che credo a tutte quelle verità, che poi mi vengono elencate, ma credo inizialmente a Colui che mi ha rivelato tutte quelle cose stupende . Altrimenti facciamo della fede un atto disincarnato, astratto,  teorico che io posso benissimo vivere, accettare, ma che poi nella mia vita è tutto diverso.

 Che differenza passa tra conoscere una filosofia, una dottrina e conoscere una persona? 

C’è una differenza sostanziale: conoscere una teorema o una dottrina, è solo una parte intellettuale della  propria mente, che si impegna ad accettare quella dimostrazione.  Non è questa la fede, non è conoscere una dottrina o una filosofia, anche se nella fede ci son principi dottrinali ed etici fondamentali.  Conoscere una persona è invece molto diverso, ma anche più vitale e interessante.  C’è un proverbio che dice: per conoscere una persona bisogna mangiarci insieme un anno e poi…[1]. Noi lo vediamo nei nostri rapporti interpersonali come è difficile conoscere l’altro che è diverso da me. 

Abbiamo sempre delle amare o gioiose sorprese, quando ci accorgiamo che noi pensavamo che fosse in un certo modo ed invece è tutt’altro, sia in senso positivo che in senso negativo.  Per conoscere una persona, non basta avere alcune idee su questa persona, non basta conoscere il suo nome, o vedere ciò che ha fatto. 

Per conoscere una persona io devo entrare in un rapporto intimo, che si chiama rapporto interpersonale.  Solo a questo punto  io posso affermare che ho una certa conoscenza di colui che mi parla e allora ecco che la fede è questa adesione personale alla persona divina del Padre, che si è manifestato nel Suo figlio incarnato, attraverso la potenza del Suo Spirito.

E Giovanni ce lo dice: credere significa dare per certo  che Gesù è il Figlio di Dio,[2] e credere a Lui in quanto figlio di Dio. Da questo parole significa che Cristo non è solo l’oggetto e il contenuto della fede, ma egli costituisce anche la persona, il soggetto, a cui il credente si affida come si affidava a Dio il Giusto dell’Antico Testamento

Credere a Dio oggi diventa credere a Gesù, perchè Lui lo ha rivelato in pienezza, credere vuol dire accettare la persona di Gesù, fidarsi di Lui, abbandonarsi a Lui, decidersi definitivamente e totalmente per Lui. 

Per questo la fede si determina e si attua come fede cristocentrica, che comprende Gesù figlio di Dio, quindi l’adesione al Padre, e rivelato, manifestato e incarnato attraverso l’opera dello Spirito Santo. 

La fede cristiana, siccome è adesione ad una persona, al Figlio incarnato di Dio,  significa “adesione filiale”, come un atteggiamento di disponibilità amorevole, docile, profonda a Colui che è Dio Padre, rivelatosi nel Figlio Suo incarnato e irrorato dal Suo Santo Spirito.  Perciò l’uomo nella fede scopre Dio come Padre. Ecco la grande realtà del cristianesimo: il Padre che ci ha donato Suo figlio   affinché noi  nello Spirito Suo potessimo diventare figli, e gridare Abbà, Padre.   Ecco il rapporto interpersonale!

Quindi la fede non è soltanto una adesione intellettuale ad alcune verità fondamentali, ma è entrare in questa comunione intersoggettiva, tra noi creature umane e Colui che si è voluto rivelare e comunicare all’uomo, cioè Dio Padre, nel Figlio Suo Gesù, attraverso lo Spirito Santo. 

 

Detto questo, veniamo al secondo momento della nostra riflessione, cioè

La fede come dialogo, colloquio, ma più profondamente, rapporto di comunione dell’uomo, del credente con Dio.

 

Come vedete la fede è coinvolgente proprio a livello esistenziale, per questo sarebbe più facile se la fede fosse contenuta in alcune verità, perchè così saremmo coinvolti solo a livello intellettuale e non esistenziale, La fede invece è coinvolgente perchè ci impegna ad aderire filialmente, serenamente, ma fortemente e radicalmente a questa persona, il Padre che nel Figlio si rivela, attraverso lo Spirito Santo.  Infatti anche S.Tommaso d’Aquino lo afferma molto chiaramente: L’atto  del Credente non si ferma alle formule dottrinali, ma scopre attraverso quelle formule la presenza stessa di Dio, la persona divina.    E siccome Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, (tre persone, un solo Dio)[3] è l’Assoluto, è l’infinito, perciò Egli è la Verità, è la Luce del mondo, è la Vita, è la risurrezione.  Perciò è chiaro che quando Dio si comunica all’uomo comunica la Verità, comunica l’amore, comunica la vita e in questo senso, ecco il rapporto unico tra Dio che costituisce questa unione, in forza della quale tutto il soggetto divino si dona all’uomo e tutto il soggetto umano si affida a Lui. 

Dio non ci ha detto solo qualcosa di sé, ma si è rivelato per quello che è, Lui è la verità,  e Gesù ce lo ha manifestato, Lui è la vita, e Gesù ce l’ha donata, Lui è l’amore è Gesù l’ha applicata a noi attraverso la Sua divina misericordia.  

Vedete allora la profondità, la bellezza, la novità della fede cristiana! 

 

Per capire questo dialogo tra il credente e Dio, possiamo prendere un esempio dal modo di rapportarsi tra le creature umane, per poi risalire al nostro rapporto con Dio che ha alcune particolarità molto specifiche, essendo Lui non uomo, limitato e imperfetto, ma è la Verità assoluta. 

 

Quando due persone umane si rapportano passano attraverso tre gradi di dialogo e di comunione.

Il primo grado è quello che nasce nell’intimo di colui che vuole entrare in conoscenza di una persona. L’ha vista e desidera conoscerla più a fondo e questa è l’apertura al dialogo, e se non c’è questa disponibilità il dialogo non avviene.  Il primo grado, quello che si chiama il desiderio, la confidenza, è necessario per  entrare nella conoscenza più profonda, con la persona che ho incontrato.     Ma se questo desiderio, questa apertura interiore rimane nascosta in me io non la manifesto all’altro, non si avvererà mai la comunione.  Dal desiderio si deve passare alla comunicazione che consiste nell’esprimere esternamente ciò che provo.  Per fare questo devo usare dei segni esteriori che possano in qualche modo rivelare i miei sentimenti interiori che traduco con dei gesti, un sorriso, o delle parole che indicano il mio desiderio di iniziare una relazione. 

Perchè si arrivi ad una vera comunione interpersonale,  occorre il terzo momento, che si attua quando l’uno si affida interamente all’altro ed è disposto, pronto, conoscendo l’altro, nella sua sensibilità e disponibilità, a rimettersi a lui, a trasmettere tutto ciò che egli ha e pensa di avere, all’altro, in modo che il pensiero dell’uno diventi pensiero dell’altro, allora si stabilisce una totale unione o fusione di animi, in forza della quale ambedue comunicano lo stesso pensiero, sono uniti nello stesso spirito e nell’amore amichevole.  E’ il momento della vera comunione interiore, in cui i due soggetti si confidano e si affidano l’uno all’altro, formando una unità interpersonale, che costituisce l’amore vero  e totale, la piena e reciproca conoscenza, quasi facendo una sola mentalità, una sola sensibilità, una intesa reciproca molto profonda e allora qui c’è un’osmosi, o comunicazione, perchè il pensiero dell’uno, la sua ricchezza e la sua bellezza e profondità   è trasmesso all’altro, e l’altro corrisponde all’unisono.   E’ uno svuotarsi di se per ricolmarsi dell’altro.

Non è una depersonalizzazione, questa reciproca comunione, ma è un arricchimento derivato da una libera scelta dell’uno e dell’altro  di voler creare un rapporto interpersonale.  Naturalmente questo può avere diverse sfumature, può essere amicizia, amore sponsale, rapporto fiduciario,ecc.

 

Ora c’è il terzo momento della nostra meditazione e trasferiamo queste riflessioni nel rapporto di fede tra Dio, che si rivela e si comunica all’uomo e l’uomo che si apre e si rende disponibile ad affidarsi a Dio. 

Anche qui si passa tra questi tre stadi. 

Anzitutto la creatura umana deve avere il desiderio di conoscere Dio, deve avere questa disponibilità, questa apertura interiore d’animo.

Questo però non basta, occorre  che questo desiderio sia esternato in modo che l’altro se ne accorga, perchè se rimane solo un sentimento soggettivo, uno può fare di questo sentimento ciò che vuole.  E’ assurda l’espressione: io credo, ma non pratico …. Ma come fai a credere in Dio se non vuoi praticare per conoscerlo meglio?   

Questo secondo momento, che chiamiamo esternazione, in cui il credente si impegna a dire al Signore che lo  vuole conoscere e instaurare con Lui un rapporto autentico interpersonale e non solo esteriore e formale. 

Nel terzo momento si arriva all’atto di fede, quando cioè l’uomo è passato dal desiderio interiore ad alcuni atteggiamenti, ricerche, studi, approfondimenti della persona che  desidera conoscere, che è Dio. L’atto di fede va fatto alla fine, in una scelta libera e volontaria in cui il credente dice sì, fidandosi in senso assoluto di Dio, ponendosi in pieno nella sua volontà.  Inizia così un modo nuovo di essere per il credente, il quale s’inserisce nella prospettiva del pensiero e dell’amore di Dio, acquistando la libertà e la sapienza divine, non perdendo se stesso, anzi ritrovandosi sempre come colui che sta di fronte a Dio, la persona che parla con Dio e gli risponde, in quel rapporto di reciproca comprensione e intesa che costituisce la gioia di comunicarsi e di donarsi fra due amici, tra il padre e il figlio. 

E Dio a sua volta per essere vicino al credente, si restringe, in qualche modo, si delimita, si incarna, si  solecizza, affinché, il credente lo possa capire sempre più a fondo.   E’ una gara reciproca tra due persone che si attraggono e si amano per trovarsi in qualche modo uniti insieme. Quindi se questa tensione tra l’uno e l’altro raggiunge la pienezza, c’è questa osmosi in cui la fede diventa accettazione, in cui si comprende che in effetti Dio è la verità..  e Dio ha sempre ragione.  La mia ragione a volte è molto piccola e limitata rispetto alla sua. La sua ha più ragione della mia ragione …perchè Lui mi conduce alla vita e alla salvezza mentre la mia ragione mi conduce a volte alle tenebre al peccato.  

 

Ecco il cambiamento, la conversione che nasce nel cuore del credente autentico, che raggiunge il terzo stadio.  Questo non significa perdere la propria libertà, come qualcuno pensa infatti nel momento in cui l’uomo accoglie la parola di Dio, nella pienezza della sua visione,  quella parola si fa interiore alla sua coscienza, viene accettata come verità,  per questo viene amata e vissuta come rispondente alle esigenze più profonde del proprio essere. L’uomo perciò riconosce che accettando Dio raggiunge la sua perfezione, la sua maturazione, la sua felicità. Ecco il mistero immenso della fede! 

 

Siamo arrivati adesso ad una conclusione molto importante di queste riflessioni, che è consequenziale a ciò che abbiamo detto.

 

 

Questo affidamento a Dio ha due gradi di intensità o due stadi, o modalità:

Il primo stadio è la fede di colui che crede in Dio, ma ancora secondo gli schemi della propria ragione e della propria personalità. Si abbandona al piano di Dio, alla sua santa volontà, ma fino a quando la volontà di Dio, il suo progetto di salvezza non scompiglia troppo la sistemazione della propria vita personale e non si contrappone ai propri progetti.  E’ la fede imperfetta, la quale accetta Dio, ma condizionatamente al proprio io.  Si fanno molte preghiere, molti esercizi spirituali, ma si mantengono queste chiusure interiori, quelle paure di accettare totalmente e pienamente la volontà di Dio.

Il rapporto tra ragione e fede è importante, ma spesso la ragione deve essere posta in crisi perchè Dio ha pensieri più grandi dei nostri pensieri, ha progetti più grandi dei nostri progetti e allora a questo punto occorre che la ragione accetti e si pieghi alla verità suprema di Dio.   Se la ragione vuole un primato sulla fede, a questo punto la  fede è immatura, perciò resta confusa insoddisfatta, agitata, conflittuante,   non è serena, non è gioiosa, perché vede dei limiti alla propria ragione. 

Quindi è vero che la fede è sorretta dalla ragione, ma contemporaneamente la ragione deve essere messa in crisi dalla fede, altrimenti prevale la ragione sulla fede.    

 

Il secondo stadio è la fede piena e matura. E’ un passaggio molto  importante, attraverso un atto di piena fiducia in Dio, ad una fede totale, matura, incondizionata.  Allora l’uomo credente si fida in senso assoluto della Parola di Dio, e per certi aspetti perde una sua autonomia razionale ma limitata, però dall’altra parte acquista una razionalità luminosissima che corrisponde  all’infinita sapienza di Dio. 

Allora a questo punto inizia un nuovo modo di essere e di pensare e di agire, di comportarsi, di amare. Si apre un mondo nuovo perchè raggiunge questo secondo grado dell’immersione in Dio, della percezione di ciò che Dio è, mi propone e dice.  

In questo modo la fede trova la propria realizzazione, la propria maturazione nel figlio che si sente amato incondizionatamente dal padre, anche con le sue miserie, le sue debolezze. Ecco perchè nasce nel figlio l’affidamento incondizionato a questo amore paterno.  Fra i due c’è questa intesa forte, profonda che è appunto l’inizio di una vita nuova per il cristiano perchè si apre e non resta più ripiegato in sé stesso. 

 

Allora questa è la riflessione che ci ha portato a rispondere a quella domanda: Che cosa è la fede, e a capire che se l’uomo si apre in questo modo, nel dialogo profondo e interpersonale con Dio, si apre pure a tutti gli altri fratelli e sorelle e nasce una nuova dimensione comunitaria, sia nell’ambito della propria famiglia, come in tutti gli altri settori della società, affinché ovunque regni per tutti l’amore di un Padre che si è rivelato alla creatura umana, e la creatura umana si è affidata totalmente a questo padre amorevole, avendolo conosciuto grazie alla Sua rivelazione.  


 

 


 
[1]Il proverbio che si riferisce è forse questo: Per conoscere una persona bisogna mangiare sette pesi di sale assieme (Per conòs oeuna persona bisogna mangià sèt pis de sal insèma) .dalla raccolta dei proverbi bergamasch di A. Tiraboschi). Il peso (pis o pés) era una misura che equivaleva a circa 8 chilogrammi.

 

[2]Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Gv,4-21

 Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Gv 5,39

11Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. Gv 14,11

 

[3] Formula riassuntiva: Padre, Figlio e Spirito Santo, un solo Dio, un solo Signore, non nell’Unità di una sola Persona, ma nella Trinità di una sola sostanza

 

 


 

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