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Domenica 9 dicembre 2012
"Le condizioni per la Fede".
Relatore Mons. Renzo Lavatori
Introduzione
L’argomento di oggi è molto interessante. L’ultima volta abbiamo trattato il concetto della fede “che cosa è la fede” e secondo il Concilio Vaticano II e secondo la Dei Verbum, la fede è la risposta consapevole dell’uomo a Dio che si rivela e si comunica all’uomo, attraverso parole e fatti quindi è un rapporto interpersonale tra due soggetti che sembrano così lontani l’uno dall’altro perché Uno è l’infinito l’eterno, l’onnipotente, l’altro invece è una creatura umana debole e fragile, oltretutto segnata dal peccato. Eppure tra questi due soggetti così diversi si stabilisce un rapporto di vera comunione.
Ma perchè questo si avveri, si stabilisce come un avvicinamento di Dio verso l’uomo: Dio che si abbassa verso l’uomo affinché l’uomo possa capirlo, intenderlo ed entrare in comunione con Lui, e gli permette così di innalzarsi fino a Lui.
Questo noi lo vedremo in modo concreto a Natale perchè lì addirittura il Verbo di Dio si fa carne. Lo ascolteremo nel prologo di Giovanni:
"E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Si è fatto uomo in senso pieno, totale eccetto per il peccato. Si è abbassato … la scrittura parla di Kenosis [1]quasi annientamento, pur restando perfettamente Dio, si è avvicinato all’uomo affinché l’uomo potesse colloquiare con Lui, capirlo, vederlo, toccarlo, in un rapporto di vera autentica amicizia. Infatti quando S. Anselmo d’Aosta[2] si chiede "Cur deus homo?" "perchè Dio si è fatto uomo, qual è la ragione? Proprio per stabilire questo rapporto di comunione e di amore sconfinato.
Noi cristiani dobbiamo scoprire questo aspetto, spesso del nostro Dio non abbiamo una concezione interiore esatta, e lo pensiamo lontano, inaccessibile. Cur deus homo?" affinché l’uomo potesse condividere, partecipare, alla Sua natura divina e trovare perciò la pienezza, il compimento, la perfezione di se stesso. Questo si chiama il mirabile scambio che i padri della Chiesa hanno visto anche come evento nuziale, come un matrimonio..tra l’essere divino e l’essere umano. Gesù ha congiunto questi due mondi che prima erano contrapposti, ma che in Lui hanno trovato una unità profonda.
Anche queste lezioni che facciamo ci devono preparare all’evento del Natale che dobbiamo vivere da cristiani e non da pagani.
Allora la Fede è la risposta che l’uomo dà a Dio che viene incontro all’uomo anche dopo il peccato, anzi dopo che l’uomo ha peccato Dio si è così intenerito che ha fatto del tutto per salvarlo. Infatti la liturgia ci dice: Tu Dio hai mirabilmente creato l’uomo a tua immagine e somiglianza, ma ancora più mirabilmente lo hai redento rendendolo tuo figlio.
Questo mistero dovremmo veramente capirlo, viverlo, adorarlo, perchè il Cristianesimo diventi affascinante. Ma se manchiamo di questa gioia interiore, di questo entusiasmo giusto e vero della nostra fede cristiana, diventiamo come sale insipido, e Gesù del sale insipido dice: se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Mt 5,13
Purtroppo oggi la nostra fede è come insipidita, ha perso il suo sapore originario, forte, bello, attraente. Oggi la liturgia ci invita ad aprire questa strada alla creatura umana così disorientata, angosciata, tormentata, mentre c’è una realtà che la può liberare da tale angoscia, e questa realtà è il Verbo incarnato, il Bambino divino, Lui veramente ci offre amore, fiducia, gioia. Dio si è fatto uomo perchè l’uomo potesse trovare in Dio la sua pienezza, la sua perfezione, cioè trovare se stesso.
A volte si pensa che Dio sia il nostro concorrente, se do a Lui la mia adesione, perdo me stesso, ma è un ragionamento assurdo. Affidarmi a Dio non mi fa perdere la mia identità umana, anzi me l’accresce, anzi mi dà una marcia in più, per cui posso camminare molto meglio sull’autostrada della terra, senza pericolo di incidenti, perchè la marcia in più che possiede la nostra persona non la manovriamo noi, se la manovrassimo noi andremmo a sbattere perchè a volte corre molto veloce, quella marcia la manovra Dio allora sì che siamo sicuri che va bene anche se corre, ci impegna però profondamente, proprio per trovare la nostra realizzazione.
Chi ha la fede ha sempre una marcia in più sicura perchè viene manovrata da Dio.
Detto questo
entriamo in un argomento nuovo molto interessante che risponde a questa domanda:
Quanti elementi occorrono per avere un’autentica, piena fede cristiana?
Cinque sono gli elementi che si richiedono, tre vengono da Dio e due dalla natura umana. Devono essere presenti tutti e cinque altrimenti la fede è zoppicante, fragile.
Primo elemento è quello che è la chiamata, la vocazione o la Parola che Dio rivolge alla singola persona. Paolo lo dice: fides ex audito (la fede nasce dall’ascolto della Parola)”[3] perchè se la fede è una risposta, come faccio a rispondere se non la so ascoltare.
Ora questa voce è la voce di Dio che è la chiamata, la vocazione che tocca ogni essere umano. Non è una vocazione generica, non è che Dio chiama in massa, poichè è un incontro interpersonale, la Parola che Dio rivolge raggiunge il cuore del singolo uomo.
E allora questa Parola è quella che Dio ha rivolto attraverso tutta la divina rivelazione, dalle origini, fino a Cristo, dove troviamo la Parola, piena e totale.
Però questa parola può essere esterna ed interna all’uomo, parte dall’interno dell’uomo e giunge al cuore ed è commisurata alla sua struttura psichica, caratteriale, sociale, culturale, in modo tale che la Parola non è generica perchè, Dio chiama ciascuno di noi in modo commisurato alle nostre esigenze. Se pensiamo un momento al nostro percorso di vita possiamo dire che in un momento preciso abbiamo sentito questa voce, che ci ha chiamato e ci ha sedotto.
Geremia ad un certo punto della sua vita lo dice in modo accorato:
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto forza e hai prevalso. Ger 20,7
La Parola che il Signore rivolge ad ognuno di noi è diversa, come è stata diversa per ogni figura cristiana del passato. Non c’è santo uguale all’altro, ogni santo ha avuto la sua storia, la sua chiamata. Qualcuno però può dire: io questa voce non l’ho mai sentita, ma non perchè Dio non gli ha rivolto la Sua parola, perchè Lui la rivolge a tutti, e può essere riassunta in queste parole: Tu se il mio figlio prediletto, ti amo sempre anche con tutti i tuoi peccati. Non l’hanno mai sentita coloro che sono dissipati, superficiali, distratti da mille cose e questa parola non la possono sentire. Dobbiamo perciò esaminarci per cercare di capire quando il Signore ci ha chiamato e se allora non ho risposto il Signore me la farà sentire di nuovo.
Non tutti possono avere lo stesso momento dipende anche dalla situazione, come è stato per Francesco d’Assisi, che ha avuto questo richiamo dopo che aveva vissuto mondanamente. Una volta entrando in chiesa Francesco comprese che le parole di Gesù riportate da Matteo (10, 9-10) si riferivano a lui: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza”. Da quel momento seguì solo il Signore. La Parola è così potente che è, come dice la Scrittura,[4] come una spada a doppio taglio, non è come la parola di un uomo che ti chiama, ma è la Parola di Dio che penetra, ferisce, taglia.
C’è anche una Parola esteriore che è stata data dal Verbo incarnato e la vedremo a Natale, adagiata in una mangiatoia, poi in Gesù che compie miracoli, in Gesù che muore in croce e risorge e in Gesù che alla fine dei tempi verrà a giudicare i vivi e i morti.
Noi abbiamo anche la facilitazione di essere raggiunti dalla Parola esterna che viene da Cristo, da Lui agli apostoli, dagli apostoli ai loro successori fino a noi. E’ necessario perciò che per capire questa Parola dobbiamo ascoltarla quando viene proclamata, soprattutto nella divina Liturgia, cioè la domenica, quando questa parola la Chiesa la proclama, come se Cristo la dicesse in quel momento per ognuno di noi, fino a che quella Parola, ascoltata altre volte distrattamente, ad un certo punto ci colpisce,[5] al punto che tutto il resto passa in secondo ordine.
Un secondo elemento è quando la
Parola è accompagnata dalla Grazia di Dio, e questo è un altro aiuto che Dio dà
a tutti in modo personale.
E’ composta da due aspetti:
il primo è la grazia che Dio ci dona e tocca la nostra intelligenza
il secondo tocca la nostra volontà, cioè la grazia che si accompagna alla parola che dà luce alla mente e slancio alla volontà. La grazia che dà luce all’intelletto e forza alla volontà si chiama grazia di illuminazione, e grazia di ispirazione. Una tocca la mente e l’altra tocca la volontà. Queste due grazie si fermano a facilitare la comprensione, l’adesione volitiva ma non costringono, perchè Dio lascia sempre liberi di accettare ciò che Lui offre.
Terzo elemento è quando la Parola è accompagnata con i segni concreti che possiamo vedere tutti. I segni possono essere oggettivi ed esterni o soggettivi ed interni. Questi segni Dio li dà a tutti, ma purtroppo non tutti riescono a capirli.
I segni oggettivi sono i miracoli fisici, i miracoli psicologici, i miracoli spirituali e materiali (ossia la salute del corpo).
Poi ci sono le profezie che si avverano e la testimonianza delle persone credenti che, quando danno la loro testimonianza colpiscono chi li ascolta. .
I segni interiori invece sono quelli che toccano l’intimo, come quando ci si accorge che dopo aver ascoltato la Parola di Dio si prova gioia, serenità e una pace profonda.
Quindi i segni usati da Dio acquistano tutto il loro valore se confermano la nostra visione di Dio. Quindi il segno va visto sempre in rapporto a Dio, allora è autentico, ma se invece porta alla propria soddisfazione personale, la gioia di essere guarito, ad una forma egoistica, utilitaria, non è un segno valido.
Il segno comunque non è costrittivo che tutti possono riconoscerlo in modo unanime
Abbiamo visto questi tre elementi che vengono da Dio:
la vocazione, la chiamata, la Parola
la grazia che si accompagna a questa parola
e i segni
I due elementi che toccano l’uomo hanno gran valore perchè Dio compie queste tre cose per tutti noi, ma non sempre riesce ad avere la risposta dell’uomo, sia positiva che negativa.
Qui c’è un mistero molto grande e bello: Dio non agisce mai da solo, perchè ha sempre rispetto per la volontà della sua creatura e l’aspetta sempre con grande pazienza, anche elemosinando il consenso.
Il primo elemento è quello che io chiamo la disposizione morale, non tanto il comportamento etico quanto l’atteggiamento dell’animo.
Per “disposizione morale” non s’intende un sano comportamento etico, né un modo di atteggiarsi esteriore conformemente agli usi comuni o alla legge, quanto, più profondamente, una disposizione del cuore, un senso di apertura alla verità e all’amore, una semplicità e disponibilità d’animo, propria dei poveri in spirito. In tale prospettiva si può capire perchè i farisei, irreprensibili dal punto di vista del comportamento morale nei confronti della legge, si sono dimostrati indisposti e chiusi all’annuncio del vangelo, fatto da Cristo, mentre altre persone, moralmente riprovevoli, come i pubblicani e le prostitute, si sono lasciati illuminare e trasformare dalla parola di Gesù, poiché possedevano una disponibilità interiore all’accoglienza della verità, si riconoscevano cioè bisognosi di salvezza e aperti all’amore. Dall’altra parte quando parliamo di semplicità e disponibilità d’animo non intendiamo un vago sentimento verso il divino, che rimane nell’indeterminatezza e nell’astrazione, ma un atteggiamento interiore per cui si è disposti concretamente a farci carico di tutti i risvolti conseguenti all’accettazione della verità, disposto cioè a lasciarsi trasformare e a cambiare vita. Ma ciò non è ancora l’atto di fede, poiché alla disposizione morale deve succedere la decisione libera e cosciente, con la quale solo si ha la decisione di fede.
Perciò quale è il massimo impedimento alla crescita naturale della fede nel credente? La chiusura del cuore che è dato da interiori situazioni:
-
l’orgoglio umano che impedisce in modo forte l’apertura alla fede e genera l’autostima di sé che fa credere all’uomo di essere autosufficiente.
-
l’impedimento che nasce dall’attaccamento alle cose del mondo, che rende l’uomo schiavo delle ricchezze, schiavo della sensualità, schiavo della carriera, del lavoro e delle soddisfazioni apparenti umane.
Se Francesco d’Assisi fosse stato attaccato al denaro come suo padre non avrebbe sentito il richiamo, perchè sarebbe stato schiavizzato dalle realtà terrene. Così anche chi resta imprigionato dalla frivolezza delle cose, dall’esteriorità, dalla vanità, da cose che sono passeggeri, fatue, che portano ad avere un atteggiamento troppo superficiale tale da e impedire di aprire il proprio cuore alla parola di Dio.
Dunque questo è il primo elemento che spetta al, rendersi disponibile e liberarsi da queste catene che purtroppo lo possono legare in maniera sostanziale.
Il secondo elemento è l’atto preciso della scelta di fede. Quando io dico “credo”, voglio con tale determinazione “credere” abbraccia due aspetti:
quello intellettuale e quello della volontà, ma il più forte è quello volitivo come corrispondenza alla grazia che Dio ci ha dato.
L’atto proprio della fede è successivo a quando io vista la bellezza la validità del credere a Cristo, faccio un passo, un salto oltre l’evidenza, un salto nel buio, anzi un salto verso la luce. Chi non arriva a questo è come quei credenti non praticanti, che arrivano alle soglie del cristianesimo, ma si fermano lì e non vanno avanti.
Quando si è arrivati a questo punto, si è raggiunta la pienezza della fede e allora nasce un nuovo modo di essere, di pensare, di volere, di amare, di agire, è l’uomo nuovo redento da Cristo che si affida al Signore. La sua vita cambia, prima era lui che dirigeva la sua vita, ora è Dio che lo dirige; lui lo sa e accetta la supremazia di Dio perchè sa che Dio è suo Padre, e ciò che vuole Dio lo vuole solo per il suo bene. Continua a vivere nel mondo, ma non resta schiacciato dal mondo, dai suoi problemi, dalle sue crisi,[6] sia economiche, sia sociali, perchè la sua vita è fondata sulla roccia, per cui possono venire tempeste, venti impetuosi, ma la sua casa, la sua vita non crolla.
[1] Nella sua Lettera ai Filippesi, San Paolo scrisse: «Cristo spogliò se stesso (ἐκένωσε, ekénōse)» (Flp 2, facendo uso del verbo κενόω, kenóō, che significa "svuotare".
[2] Anselmo d'Aosta (noto anche come Anselmo di Bec, dal monastero di cui fu abate, o Anselmo di Canterbury, dalla città dove divenne arcivescovo; Aosta 1033 o 1034 – Canterburi, 21 aprile 1109) è stato un teologo, filosofo, e religioso cristiano. Considerato tra i massimi esponenti del pensiero medievale di area cristiana, Anselmo è noto soprattutto per i suoi argomenti per la dimostrazione dell'esistenza di Dio; specialmente il suo cosiddetto argomento ontologico ebbe una significativa influenza su gran parte della filosofia successiva.
[3] Lettera ai Romani Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi? E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene! Rm 10,14-17
[4] Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore. 13Non v’è creatura che possa nascondersi davanti a lui, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi e a lui noi dobbiamo rendere conto. Eb 4,12-13
[5] C’è il salmo 118 che su questo dice: La tua parola nel rivelarsi illumina,dona saggezza ai semplici.
[6] Questo punto fa ricordare la lettera a Diogneto:
VI L'anima del mondo . 1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare
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