Don
Renzo risponde
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Gesu' crocifisso: fanciullo innocente o coraggioso martire?
Ill.mo Don Renzo,
avrei una domanda che spero possa interessare anche altri lettori. Leggendo la
Bibbia nella versione in lingua inglese, noto una piccola differenza che ha
suscitato in me la seguente riflessione. Difatti, nei Vangeli, in occasione
della crocifissione e morte di Gesu', nella traduzione in lingua italiana si
parla di Gesu' che grida con voce forte: "Eloi', Eloi', lema' sabacta' ni?", (Marco
15,3); mentre nella Bibbia in lingua inglese la traduzione e' "cry out" che
significa sempre gridare; pero' la parola "cry" evoca anche l'immagine di una
persona che singhiozza in lacrime.
Penso che all'atto della crocifissione, i due ladroni al fianco di Gesu', possano
avere gridato, lanciato invettive e bestemmiato per il dolore come uomini rudi e
spavaldi. Invece, l'idea di Gesu' che nel momento dell'agonia e della sofferenza
terrificante della morte per croce piange evocando l'immagine di un fanciullo in
cerca del suo papa' , me lo fa' sentire nel mio cuore esattamente come un angelo
immolato, e non come ad una sorta di vigoroso martire in guerra contro il male
per salvare l'umanita';.
Inoltre, nella societa' economicamente sviluppata di oggi, il fatto stesso di
essere un uomo dall'abbigliamento trascurato, con la barba lunga, i capelli
arruffati, senza una posizione sociale, magari politicamente schierato,
rappresenta gia' una colpa; certo, non tale da meritare la crocifissione, ma un
motivo sufficientemente valido per essere guardati con sospetto, evitati,
emarginati e fare esclamare alla gente: "Un tipo cosi' e' certamente un balordo!".
Il fanciullo e' invece una creatura pura, innocente, priva di ideologie politiche
e senza nessuna colpa.
Cosa c'e' di piu' terrificante, immorale ed emotivamente sconvolgente per
chiunque, se non assistere alle torture ed alla crocifissione di un fanciullo
puro, innocente e indifeso che, in balia di gente crudele e spietata, in lacrime
nell'agonia della morte, cerca il suo papa'?
Puo' dunque essere corretto pensare cosi'? Gesu', salvatore dell'umanita' , che sale
in croce NON con la potenza e la forza del guerriero che sfida le forze del
male, ma con l'innocenza, la purezza e tutta la fragilita' di un fanciullo.
E tuttavia, ammesso che questa considerazione sia accettabile, sorge in me un
dubbio che forse e' piu' una provocazione: se tutto lo scibile umano e la potenza
che ad esso e' associato producono soltanto effimere vittorie, come puo'
l'innocenza e la fragilita' di un fanciullo sconfiggere la morte e donare la vita
eterna?
Giancarlo
DON RENZO RISPONDE
E' molto interessante quanto hai scritto, e mi sembra che la tua riflessione sia vera e corrispondente alla rivelazione cristiana. In effetti nel grido di Gesu' sulla croce si manifesta il suo abbandono filiale e fiducioso al Padre Celeste piuttosto che il grido angoscioso e delirante dell'uomo potente ma sconfitto. Pertanto mi rallegro della tua interpretazione. Quelle parole di Gesu': "Dio mio, Dio mio, perche' mi hai abbandonato?", riprendono il salmo 22 in cui il salmista eleva a Dio la sua supplica per i suoi grandi dolori, ma con l'atteggiamento di fiducia nel Signore onnipotente che trasformera' la sofferenza nella gloria e nel trionfo del Messia. Gesu' lo proclama per testimoniare che quei momenti di atroce angoscia rientrano nel proggetto sapiente di Dio suo Padre, a cui egli si abbandona nel suo amore filiale.
Riprendendo la riflessione sull'atteggiamento di Gesu' sulla croce, occorre precisare che l'abbandono filiale di Gesu' non contraddice la sua forza sacrificale fino al dono di se, ma i due atteggiamenti si completano a vicenda. Da una parte Gesu' e' assimilato all'agnello innocente che viene condotto al macello nella sua mitezza e nel suo silenzio, come profetizza Isaia, dall'altra parte Gesu' e' anche l'uomo coraggioso e forte che affronta le sofferenze sia fisiche sia morali con grande eroismo. Per cui Gesu' e' riconosciuto come il modello di ogni martire, poiche' e' colui che per primo ha donato totalmente la propria vita in sacrificio espiatorio sulla croce. Ha compiuto tutto per amore del Padre e per amore per gli uomini, dimostrando una forte carica di immolazione. In ragione di questi due aspetti, Egli comprende in se sia l'innocente indifeso sia il martire consapevole e deciso. Abbracciando questi due elementi, la sua opera redentrice raggiunge la pienezza del sacrificio, dell'innocenza e dell'amore incondizionato per salvare tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi.